Crocodile meloniii

Ma che bel periodino storico. Nell’aria quel non so che di chiuso, di stantio, negli occhi Trump che stringe i pugnetti al tempo di YMCA dei Village People. Che è un po’ strano se uno ci pensa: cioè il più bieco conservatore, prototipo del maschio bianco americano sovrappeso e aranciato, utilizzatore finale di pornodive, che si scatenuccia (perchè scatenarsi è una cosa da gay) al ritmo  di uno dei pezzi simbolo dell’omosessualità. Che è come se Israele, negli anni, si fosse trasformata nel laboratorio politico dell’estrema destra internazionale. 

Guardo la libertà negli occhi di un tiranno
Che sbava ordini, credimi

Paradossi. E propaganda. Mantecati con un pizzico di giudici comunisti che vogliono sovvertire il voto popolare. Quando e dove abbiamo già assaggiato questo piatto?

Cosa voleva comunicare qui l’artista: abbiamo appena scavallato il biennio meloniano ma è come ne fossero passati venti. Le accise sono ancora lì, il superbonus – nemico pubblico numero uno – è la causa di tutti i problemi finanziari del paese. Però sono state fatte anche delle cose buone, come i centri di accoglienza in Albania e il centro sportivo di Caivano, riqualificato con una procedura straordinaria, in tempi record. E facciamola anche noi un po’ di propaganda a buon mercato: tra le altre, in Emilia Romagna c’è gente che ha spalato il fango tre volte in due anni e non ha ancora visto un centesimo, men che meno l’esercito. Tin bota Giorgia!