
Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai, sempre moduli da scaricare, firmare, scansionare e rispedire troverai
Cantava così Gian Pieretti, mirabolante cantautore che non avrebbe mai scritto (o si sarebbe fatto scrivere) una porcata come Montecristo. Siamo sommersi da procedure, gare, Toni F, timbri, visure, ragionieri, ponti sullo stretto, scarabocchi, Almasri, dazi, relazioni tecniche integrate. Non ne possiamo più. E non parliamo del freeflow autostradale, che ci viene il
nervoso ci viene. E i cassonetti che si aprono solo con le tessere? Ma i turisti, dove c**** la gettano la spazzatura? La scorsa estate ho incrociato due camperisti, verosimilmente del nord Europa. Si fermano in questa piazzola in cui ci sono i bidoni. Ci girano intorno, cercano un
pertugio, provano una parola d’ordine, niente. Mi sento solidale perciò decido di aiutarli. Il dialogo è più o meno questo:
Io: You need the card to open them.
Tizio nordeuropeo: Oh ok, thank you. Do you have this card?
Io: No, I’m sorry, I’m not from here.
Mi sono sentito così, impotente, di scarsissimo se non nullo aiuto. Ed è così che opera la burocrazia, annienta, annichilisce, stanca. Ci fa perdere le speranze, ci scoraggia. Arancia Meccanica in realtà parla di burocrazia.
Cosa voleva comunicare qui l’artista: l’onorevole Concetto Labello prende la parola e chiarisce i punti chiave del programma di governo. Alla frase “Tolleranza zero verso chi imbratta le bocche”, i compagni di partito esplodono in un’ovazione mentre dai banchi dell’opposizione la
deputata Michelle Lancome protesta esponendo un cartello con su scritto “Diamoci un mondo di baci”. Il presidente della Camera, un acaro della polvere di nome Giusvaldo, è costretto a sospendere la seduta. Si alzano tutti in piedi.