Fatti umani nostri

Tre anni fa avrebbe avuto più senso. Oggi è tutto più annacquato. Ma è soprattutto colpa di una chiavetta usb difettosa. Sgombriamo subito il campo: non siamo contro la spettacolarizzazione della criminalità. Se serve a portare alla luce, a prenderne coscienza, a discuterne, l’obiettivo è centrato. Teniamo anche sempre presente che nel caso di film, serie, ecc. si tratta di opere d’arte (lasciamo perdere belle o brutte, è soggettivo) che spesso non hanno altro fine se non quello di essere tali (abbiamo superficialmente affrontato l’argomento nel nostro periodo di crisi rivelatasi poi un calesse, l’ha fatto prima e meglio di noi Gautier. Non Jean Paul). Chiaro è che quando si parla di temi come la criminalità organizzata si aprono scenari altri e sta al singolo spettatore decidere che cosa vederci. Noi, ad esempio, in Gomorra (la serie) ci abbiamo visto un nobilissimo tentativo di dare un volto, un’anima e una storia personale ai cattivi che affollano le cronache e passano giusto qualche secondo nelle fotosegnaletiche, durante i telegiornali. Di farne cioè un fatto umano, per citare per l’appunto Giovanni Falcone. C’è addirittura, nell’intreccio che lega Ciro Di Marzio e Gennaro Savastano, qualcosa che va oltre il rispetto, l’ammirazione, la fratellanza. Con buona pace di Vannacci e larga parte di questo paese, è quasi amore, con momenti di conflitto un po’ sopra le righe (vedi i reciproci tentativi di omicidio). Solo un imbecille può pensare che La piovra, solo per citarne uno a caso, possa farci cattiva pubblicità agli occhi del mondo: se insomma “il modello è diventato Genny Savastano” allora abbiamo spesso sopravvalutato il livello medio dello spettatore.

Cosa voleva comunicare qui l’artista: la canzone è sempre di Michele

Giocano alla mafia, mamma, vado in strada, sparo
A 30 anni da Capaci, vedi, sarà strano
Ma il modello è diventato Genny Savastano

Al posto di Borsellino, anche lui abbandonato e fatto saltare in aria, c’è proprio il figlio di don Pietro e donna Imma. Chiudete gli occhi e immaginate che al posto di Falcone ci sia un politico, il primo che vi viene in mente, è poco importante ai fini dell’esperimento. Questi avrà sicuramente un viso che consideriamo rispettabile (a meno che non sia Gasparri eh), mentre Gennaro ci incute più timore, con quella cicatrice e il taglio alla mohicana. La dicotomia fisiognomica è evidente, in comune hanno giacca e cravatta. E siedono vicini, a stretto contatto, spalla contro spalla, ciò che indica una certa dose di complicità, intimità. Per via di una tara mentale tutta nazionale, siamo portati a pensare che la scena non ha nulla che non vada, a legittimare la presenza di Gennaro al fianco di una carica dello stato, a normalizzare. Non ci provoca straniamento, perchè dovrebbe? Lo strettissimo legame tra Stato e malavita è fatto conclamato, i successi elettorali passano spesso dall’endorsement di questa o quella organizzazione criminale. Fanno sorridere i maldestri tentativi di camuffare, nascondere, cancellare, non c’è tentativo di abolire il concorso esterno in associazione mafiosa che tenga. 

E diciamolo una volta per tutte che a noi italiani la mafia la vogliamo. Ma non perchè ci fa paura: Perchè ci da sicurezza, perchè ci identifica, perchè ci piace! Noi siamo la mafia.

Non riaprite gli occhi. La realtà è anche peggio.